Boska

Daniele Boscarato – BOSKA \ THE PRACTICE OF DEATH interview

1. WHY AND WHEN DID YOU START TO DJ?

La mia prima esibizione come dj in un locale pubblico risale all’estate 2007 in un bar sulla spiaggia a Eraclea Mare a pochi km da casa mia, mentre la prima volta in cui ho messo effettivamente mani su una console era il 2004 all’età di 15 anni.
Mi sono convinto di voler provare a fare il dj a cavallo tra il 2004 e il 2005 dopo essere stato ad una festa con alcuni miei coetanei dove la musica non mi piacque per nulla. Pensai che la soluzione più semplice per ascoltare la musica che più mi piaceva ad una festa fosse quella di occuparmi direttamente della selezione musicale!

2. WHERE DO YOU CONTINUALLY GET YOUR INSPIRATION?

Da dove traggo l’ispirazione per fare delle determinate cose nel modo in cui le faccio? Ispirazione per fare cosa? Per vivere? Per tracciare un segno su un foglio bianco? Per accostare due dischi in un dj set? Sinceramente non saprei, non credo esista un determinato momento in cui penso: “devo farmi venire l’ispirazione e so che per farmela venire devo andare in quel posto, leggere quel libro, parlare con quella persona, ecc”. Ma certamente, ci sono dei luoghi, dei libri, delle persone che mi ispirano. Rubando le parole ad un architetto che ammiro, mi sono reso conto in questi anni che sto vivendo la mia vita come un atto formale. La mia vita è la mia opera, e all’interno di essa ricadono tutte le mie attività, dalla più banale alla più complessa.
Da dove traggo continuamente l’ispirazione per vivere la mia vita come un’opera? Nel passato, dalla rielaborazione di ciò che ho fatto e che mi è accaduto cercando di trarne insegnamento, nel presente, da chi o da che cosa ha il potere di farmi sentire vivo, nel futuro, dalla convinzione che devo coltivare la pazienza alla ricerca del senso, non del consenso, in ciò che faccio.

3. TALK ABOUT “BPR” BASSO PIAVE RESISTANCE ..

Ad ora, credo che BPR sia lo pseudonimo sotto il quale da circa due anni alcuni ragazzi hanno trovato un senso di riconoscimento e di appartenenza che li accomuna. La musica è evidentemente il fattore predominante che ha dato vita a BPR ma credo sia riduttivo individuarne nella musica il motivo esclusivo della propria esistenza. La musica è più che altro il linguaggio attraverso il quale BPR si esprime. Penso che BPR attualmente non sappia ancora cosa sia e non so se mai lo saprà in modo ben definito. Personalmente, spero che ognuno trovi in BPR un luogo nel quale coltivare la propria Resistenza che, seppur declinata in maniere differenti, è ciò che ne garantirà la sopravvivenza negli anni a venire. Si è creata molta empatia e simpatia nei nostri confronti, e ci viene riconosciuto il fatto di vivere la musica e il djing in un modo che fa stare bene le persone e questo lo percepisco chiaramente ogni volta che qualcuno di noi si esibisce. Sono molto orgoglioso dei ragazzi da questo punto di vista. C’è da dire, però, che la gestione del gruppo da parte di tutti noi è molto difficile. Abbiamo un’età che va dai 23 ai 29 anni, abbiamo vite differenti e chissà, potremmo disperderci anche in breve tempo… Penso che i prossimi mesi saranno decisivi per capire tra noi quale sarà l’indirizzo da prendere e per capire se ci sarà una volontà comune e un progetto condiviso.

4. WHICH ARTISTS ARE YOU CURRENTLY LISTENING TO?

Tra i producers, su tutti, Plant43. Le sue composizioni riescono a penetrare le parti più insondabili della mia anima. Premettendo che negli ultimi due anni mi sono interessato molto di più all’architettura e che quindi ho assistito dal vivo a poche esibizioni, il dj set migliore che ho ascoltato in questo periodo è quello di Sadar Bahar all’ ://About Blank di Berlino a fine 2015. Come live scelgo invece quello di Parassela al Crispy a Porto Marghera di marzo 2017. Tra i miei amici mi permetto di segnalare Autre, veneziano di origine ma ormai da qualche anno residente a Berlino, e Shaded Explorer, di Udine, due artisti di caratura internazionale e che hanno il mio più totale rispetto e che mi auguro raccolgano in futuro ciò che meritano. Abilissimi in live, il loro territorio naturale, sono bravissimi anche nei dj set. Le loro composizioni mi fanno scoprire sempre qualcosa di nuovo. E in più, sono delle persone magnifiche. Il massimo. Un altro nome: Steve Murphy. Rappresentante del gruppo The Sound Of Brenta, residente in un territorio di confine tra le province di Padova e Venezia, lui per me rappresenta il massimo, tra i dj che conosco di persona. E anche le sue produzioni sono sempre presenti nella mia borsa dei dischi.
Tra gli artisti di fama mondiale al primo posto dei miei ascolti metto Fred P. aka Black Jazz Consortium. Ogni suo disco, dj set, podcast, catturano la mia attenzione. E’ uno di quegli artisti che mi ha cambiato la vita. Poter condividere la console con lui 3 anni fa a CirQ è stata una delle più grandi emozioni abbia mai provato.

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5. TELL US ABOUT YOUR PASSION: ELECTRO

La mia passione per l’electro è una delle mie passioni in ambito musicale, non l’unica. Ho sempre ascoltato tutti i generi della musica elettronica con uguale attenzione anche se, per semplificare al massimo, sono sempre stato più tendente verso la techno piuttosto che verso l’house. All’interno della techno, ho ascoltato di tutto: quando ho iniziato ad andare in discoteca andava molto la minimal e tutta la scena che ruotava attorno a Richie Hawtin. Internet 10-15 anni fa non era quello di oggi e ciò che ascoltavi dipendeva molto anche da dove vivevi e da quali artisti venivano ad esibirsi in zona. Io ho passato la mia prima adolescenza al Muretto di Jesolo che dista da casa mia 15 km. C’era un artista che, cascasse il mondo, non potevo perdermi quando veniva ad esibirsi: Miss Kittin. Penso che da lei venga il mio primo innamoramento verso il genere electro. Ah, i Daft Punk e i The Chemical Brothers penso di non doverli nemmeno nominare, i loro cd nel mio lettore panasonic si sono letteralmente consumati sin dalla quinta elementare, lo ricordo bene. Alle superiori, ho ascoltato molto pure Trentemoller. A differenza della maggioranza dei miei coetanei dell’epoca non mi sono mai appassionato invece alla scena electro che ruotava attorno alla Dim Mak Records o alla Ed Banger Records. Veniamo ora ai Drexciya. La prima volta che ho ascoltato consapevolmente un loro disco è stato nel 2010, Digital Tsunami, e pensai: “cazzo, questa roba è veramente fenomenale!”. Ma mi ci volle ancora del tempo prima di iniziare ad approfondire seriamente e a capirne qualcosa. Nei miei dj set dell’epoca non me la sentivo di poter selezionare certa musica e quindi fino al 2012 realmente non ho mai proposto un certo tipo di sound. Ma appena iniziai a farlo, è sembrato a me, e forse anche a qualcun altro, che lo facessi da più tempo. E in effetti, la fascinazione per un certo tipo di suono era di qualche anno precedente.

6. WHAT DO YOU EXPECT FROM PARTYHARDY?

Riguardo alla serata specifica che mi aspetta non saprei proprio! Per me questo è un bene, mi piacciono le sorprese (soprattutto quelle di cui ho il sentore che saranno belle sorprese aha)! Non sono mai stato a un PARTYHARDY e di solito l’electro non è certamente il genere protagonista della serata e quindi penso sia difficile per me farmi un’idea. Ma, avendo visto gli ospiti che già sono stati chiamati ad esibirsi, e gli ospiti che dovranno venire in futuro non c’è dubbio che ci sia un’attenzione particolare da parte della direzione artistica e da parte del pubblico che viene alle serate. Personalmente cercherò di non mancare assolutamente anche all’evento successivo al quale mi esibirò, dove l’ospite sarà Passenger. Non lo conosco di persona ma lo seguo da parecchio, grazie anche ad Electronique.It che, riprendendo la domanda di prima, è uno dei canali principali dai quali la mia passione per l’electro si è nutrita negli anni.

Andrea Benedetti – Drexciya & James Stinson Tribute

7. DREXCIYA & JAMES STINSON ..

Eh… te lo dico chiaramente: non mi ritengo degno di poter dire qualcosa su di loro che non sia di carattere puramente soggettivo e personale.
Ci sono degli incontri che ti cambiano la vita. Non esagero: essermi imbattuto nella loro musica e il successivo approfondimento che ne è scaturito mi ha cambiato la vita. Mi è abbastanza facile indicare le persone, i dischi, gli avvenimenti, che mi hanno cambiato la vita. Sono una persona che, pur riconoscendo l’esistenza delle mezze misure e la loro utilità nell’affrontare la vita quotidiana, riesce a vivere solo negli estremi. Bianco o Nero. Questa mia modalità di vita se mi è di grande ostacolo da una parte, dall’altra è una sorta di sesto senso che mi permette di capire sin da subito se qualcosa o qualcuno d’importante sta per incrociare la mia strada. L’incontro con con la musica dei Drexciya è stato uno di questi avvenimenti, un’epifania.
Passando ora alla figura di James Stinson, è fuori di dubbio che la saga drexciyana si sia arricchita anche dell’incredibile storia di quest’uomo e dalla sua fine prematura, rendendolo di fatto un mito.  Morto qualche giorno prima di compiere 33 anni, in un decennio ha scritto la storia della Detroit Electro-Techno.
I più grandi artisti, in qualsiasi campo, hanno alcuni lati in comune e vorrei sottolinearne due che hanno a che fare con la dimensione Tempo: il primo, è che le grandi opere e i grandi artisti che hanno prodotto tali opere non appartengono a nessun tempo, sono atemporali. Sono di sempre. Più un’opera cerca di essere accondiscendente verso il tempo in cui viene prodotta, più sarà inesorabilmente invecchiata già un secondo dopo di quando sarà stata consegnata alla storia. La musica di Stinson, e dei Drexciya, vivrà in eterno e anche fra cent’anni un altro ragazzo come me vi potrà trovare delle risposte al suo interno. Il secondo lato, che sembra contrapporsi al primo a una lettura superficiale è questo: un’opera per essere senza tempo, e perciò di tutti i tempi, deve poter nascere solamente in quel determinato momento in cui è nata. L’importanza del Momento. E anche James, in un’intervista rilasciata a “The Techno Connection” nel 1995 diceva:

“The reason why we give a lot of our tracks aquatic titles is because waves are constantly changing. It moves so many different directions, and that’s the way we see our music. It doesn’t go straight forward. It takes you on an adventure constantly moving every which way. We record all our stuff live. You got to capture that moment, that spirit, that energy. We could never recreate one of our records, it’s impossible. Every Drexciya record is different. They put you in a different mind space, give you different moods. We’re dealing with your personality, your emotions. We try to get you to open your mind up and listen to the sounds, and hopefully then you can paint a picture in your mind. That’s what it’s all about”.

8. YOUR BEST PLACE FOR MUSIC .. AROUND THE WORLD?!

Dipende. Ritengo sia necessario ascoltare più musica dal vivo possibile ma mi rendo conto che a volte le situazioni live non siano soddisfacenti per un ascolto ottimale. Qualsiasi luogo pubblico adibito ad accogliere un gruppo live, un dj set o altro è il migliore posto al mondo se vi si può ascoltare bene la musica. Personalmente amo ascoltare da solo la musica. Al buio. Cerco di evitare le distrazioni in tal senso. Mi piace andare con gli amici a una serata, sia chiaro, ma una volta arrivati nel locale se la musica è di mio gradimento voglio stare da solo. Mi piace stare da solo in mezzo agli altri. Insomma, se parli mentre c’è della musica vuol dire che ti stai annoiando e/o che non sei concentrato sulla musica in sé. Negli anni avevo adibito una stanzetta con i miei dischi e la mia console nel capannone dove aveva sede l’impresa edile di mio padre. L’ho smantellata un anno fa ma a giorni penso la ripristinerò per un mesetto per registrare il mio prossimo podcast. L’ho chiamata, senza troppa fantasia, Windowless room. Una stanza di neanche 10 mq, con 3 porte, senza finestre. Quello era per me il miglior posto al mondo per ascoltare musica.

9. VISIONS OF THE FUTURE

Mi appresto nei prossimi giorni ad iniziare la mia tesi di laurea in Architettura (frequento lo IUAV di Venezia) oltre che a un nuovo podcast, quasi 1000 giorni dopo l’ultimo che ho registrato. Nel 2018 spero di riuscire a gettare le basi insieme a un mio amico per un’esperienza duratura come soci nel campo dell’architettura. Per ciò che concerne la musica c’è qualcosa in ballo sempre per il prossimo anno. Dovrei essere collaboratore alla direzione artistica e dj resident di un party ma non posso dire di più, anche perché veramente è ancora tutto indefinito.
Proiettando la domanda qualche anno più in là posso dire che ho una visione abbastanza distopica del futuro. Spero possa bastare questo aggettivo come risposta. In realtà è una non risposta. Fortunatamente non mi avete chiesto che visione ho del presente…

10. BOSKA VS. THE PRACTICE OF DEATH

Come avrete notato non ho capacità di sintesi quando mi esprimo. Per me la sintesi massima è l’empatia, il silenzio, il capirsi al volo. Se devo spiegarmi e raccontarmi divento prolisso. Cos’è la the Practice of Death? Il disegno intitolato “The Practice of Death” è di un architetto americano, John Hejduk. A fine 2014 cominciai la laurea specialistica in architettura dopo due anni di interruzione dagli studi universitari e, passati nemmeno due mesi dal mio ritorno, abbandonai per un peggioramento della mia depressione. Sarei finito in una clinica psichiatrica nonostante io fossi contrario ma, fatalità, un ragazzo che avevo conosciuto anni prima alla facoltà di architettura in quei giorni tornava dalla Svizzera dopo un’esperienza lavorativa. Mi disse che voleva incontrarmi. E a cavallo tra il mese di dicembre 2014 e di gennaio 2015 facemmo un progetto insieme, progetto che si fondava sullo studio appunto della figura di John Hejduk. Questa persona è il ragazzo col quale tenterò un’avventura comune nel campo dell’architettura a partire dal prossimo anno. Quei due mesi mi servirono per recuperare fiducia in me stesso e per tornare all’università. Ma, dopo poche settimane, la mia depressione tornò a peggiorare. Stavo intuendo che le mie modalità di progettare erano diametralmente opposte a quelle della maggior parte dei miei compagni di corso e che di fatto ti vengono imposte dalla struttura organizzativa universitaria. O abbandonavo, o avrei dovuto fare di testa mia, mettendoci molto più tempo, sbattendo la testa contro muri, ecc. In aprile di quell’anno, il 2015, sulla base di tutto ciò, feci un podcast utilizzando come immagine appunto il disegno di John Hejduk.

  • Prima traccia: The Other People Place – You Said You Want Me;
  • Ultima traccia: Fred P. aka Black Jazz Consortium – Far Away (Atmospheric Pass).

La prima traccia si riferiva all’avvenimento più importante accadutomi in passato, esattamente un anno prima, l’ultima traccia invece era un’esortazione che facevo a me stesso. In più, decisi che non avrei fatto nessun altro podcast fino a quando non avrei consegnato i tre progetti previsti dal mio corso di laurea specialistica in architettura. L’ultimo, l’ho consegnato proprio due giorni prima della mia imminente esibizione a Partyhardy.
Letteralmente the Practice of Death significa Pratica della Morte e non è difficile intuire la traslazione di senso che si può fare. Morte come rinascita. E’ un tema ricorrente nella storia dell’uomo.
The Practice of Death è l’alias col quale ho realizzato questi tre progetti di architettura. Seguirà un podcast con lo stesso pseudonimo che uscirà il giorno 2 novembre, al termine del quale the Practice of Death giungerà a conclusione.

Facebook Page

Daniele Boscarato – BOSKA \ THE PRACTICE OF DEATH intw. 09.2017 Family House.

Credits photo:
01. Sebastiano Pesce, foto @ Crispy (Padova) 14/12/2013
02. Enrico Zaninotto, foto @ One Eyed Jack (Udine) 31/10/2016

Il disegno:
“The practice of death” dell’architetto John Hejduk
tratto dal libro “Soundings: a work by John Hejduk” edito da Rizzoli nel 1993

Venerdì 29 / partyhardy

Venerdì 29 / partyhardy

Date /
Friday
29 Sep 2017
22:00 – 04:00

Line-up /
Erik Starostin
Boska
Hater Parisi (live)
Dax DJ

Disco, Boogie, Funk, House Music, Acid
Fast/Down tempos, and heavy EQing
Vinyl Only

*ELECTRO

Info Call /
342 740 3042

RA

Venue /
Miralago Disco
via Lago di Fimon, 117 Arcugnano Vicenza

Il termine “electro” risale ai primissimi anni ’80, si riferisce ad un sottogenere della musica elettronica che comprendeva l’utilizzo dei suoni della drum machine Roland TR-808 con influenze hip-hop e funk. Alcuni dei brani più rappresentativi di questo genere sono: Planet Rock di Afrika Bambaataa & Soulsonic Force, Clear di Cybotron e Boogie Down Bronx di Man Parrish, Egypt, Egypt di Egyptian Lover. Negli anni ’90 l’electro si evolve in nuove sonorità in stretto legame con la techno e la breaks.
In questi giorni Family House pubblica una pagina dedicata a DREXCIYA & JAMES STINSON
* GRAZIE ad Andrea Benedetti per il prezioso contributo!

Season 2017 / partyhardy

22:00 – 04:00

2 Settembre
29 Settembre
20 Ottobre
17 Novembre
7 Dicembre

Disco, Boogie, Funk, House Music, Acid
Fast/Down tempos, and heavy EQing
Vinyl Only

Cost /
0€ fino alle 23:00, poi 10€ con consumazione

Info Call /
342 740 3042

RA

Venue /
Miralago Disco
via Lago di Fimon, 117 Arcugnano Vicenza