RELATIVE pres. THE HOUSE OF MIKKIT [flex035]
“You Can Believe it ??”
Dax: Parlami di te, sei praticamente nato e cresciuto in un negozio bellissimo di dischi! Quando hai deciso, che volevi esserne parte? E poi parlami della nascita della label.
Relative: Ciao Dario, grazie mille dell’ospitalità innanzitutto per me è un piacere essere in conversazione musicale con te!
Parlare di Flexi è un po’ come parlare di casa, la mia seconda casa. Oggi come oggi non mi sento di dire che “ho deciso di esserne parte” piuttosto che una serie di energie, convergenze, persone e sentimenti familiari mi hanno portato in questo percorso.
Sicuramente la nascita dell’etichetta ha dato una bella spinta in questo senso e mi sento fortunato a dirlo.
Il negozio è stato aperto da mio babbo Lorenzo nel 1984, (siamo a Lugo, in provincia di Ravenna, nel cuore della Romagna), ma solo verso il 2007/2008 ho iniziato a capire un po’ meglio le dinamiche ed ad avere una visione più ampia di “come” e soprattutto “dove” portare il Flexi nel futuro.
Iniziavo anche a fare il DJ e a produrre in modo più impegnato e ho deciso di aprire, nel 2016, Flexi Cuts (come i master Cut delle lacche della produzione dei vinili) come costola e label del negozio.
Erano anni diversi per il mercato del vinile nel panorama house underground, si vendevano facili 300 copie e si guadagnava pure per produrre il disco successivo anche se non eri “nessuno”, bastava la musica e i prezzi erano più onesti e tutto più equilibrato e sfidante allo stesso tempo … oggi tutto molto diverso, meccanismi malati e rischi più alti e poca fiducia in un mercato troppo altalenante, legato soprattutto ai brand, alle tendenze (che poi ci sono sempre state) ai like e alle sponsorizzate.
… by the way, abbiamo resistito, con alti e bassi ma costruendo nel tempo un catalogo abbastanza solido per una piccola etichetta indipendente che uscita dopo uscita, cerca di rimanere nella nicchia con dignità e passione e soprattutto voglia di scoprire e ascoltare sempre musica nuova.
Definisco la label Flexi Cuts un estensione naturale del negozio, in quanto è la musica stessa che mette in comunicazione le cose e le persone. – MUSIC IS THE MESSAGE –
Se penso a quante persone, artisti, amici, DJs, promoter, che ho conosciuto grazie a Flexi, già questo ripaga tutta la fatica, la passione e l’impegno che ci metto ogni giorno.

Dax: Simone, il tuo ritorno sulla tua etichetta Flexi Cuts avviene dopo una pausa di cinque anni. Cosa è cambiato nel tuo approccio alla produzione in questo lasso di tempo e perché hai sentito che questo era il momento giusto per pubblicare un nuovo album?
Relative: In realtà quasi tutte le tracce nell’album sono state prodotte negli ultimi 2 anni, a spizzico e bocconi tra alcuni remix e altri lavori e sessioni live … che per cosi dire “alimentavano” il mio flusso creativo, ma poi non avevo mai tempo di concludere e finalizzare le tracce.
Il mio approccio in studio è cambiato, cambia sempre, (per fortuna!) credo… in base all’età, al momento che si sta vivendo e al tempo e alle energie e agli spazi.
Sicuramente l’avere lo studio “dietro casa” mi permette di fare delle piccole jam, che sono le mie preferite, in cui per esempio mi “obbligo” a buttare giù un idea in 1 ora e poco più (spesso solo con pochi strumenti – LESS IS MORE).
Ho smesso da tempo di fare delle lunghe sessioni in studio, sia per impegni di famiglia ma soprattutto per una questione di concentrazione e noia.
Dax: “House of Mikkit”, che cos’è esattamente questa “casa”? La presentazione del disco descrive il lavoro come un manifesto per chi ha smesso di inseguire le mode per cercare “qualcosa di reale”. In un’epoca dominata da algoritmi e trend passeggeri, quanto è difficile oggi per un artista dell’underground italiano rimanere fedele a una visione “cruda” ed essenziale?
Relative: Che domanda difficile Dario! Ehehe … allora, innanzitutto, “Mikkit” è un nome di fantasia di un personaggio che mio figlio si inventava giocando in giardino, proprio sotto il noce vicino allo studio. Il titolo “the house of mikkit” è perché mi piace comunque il riferimento all’house music, dandogli comunque un tono anche un po’ vecchia scuola e allo stesso tempo misterioso.
Il tema dei trend e degli algoritmi è veramente complesso, un mare in cui tutti nel bene o nel male dobbiamo navigare senza ammalarci e farci trascinare dentro al vortice, che altrimenti perdiamo i punti essenziali.
I punti essenziali sono: sicuramente la musica, ma ti direi di più… non la musica in senso metaforico o intellettuale … ma più che altro quello che c’è dentro, nel nocciolo.
Sono sempre stato uno innamorato più del “processo” più che del risultato… si, è ovvio che avere tra le mani il proprio disco è bellissimo, ma è ancora più significativo secondo me l’insieme di relazioni, decisioni, incontri, momenti belli e fatiche che ti hanno portato fino a li.
Un altro punto essenziale è trovare il proprio spazio attraverso il proprio suono (che non è facile per nulla) … gli algoritmi e il feed ti portano a guardare sempre il profilo dell’altro, ti portano inevitabilmente alla competizione/invidia .. ma credo che ognuno debba costruirsi il proprio viaggio, con i propri strumenti, le proprie capacità e la propria passione. Quello che ha funzionato per lui/lei non significa che debba funzionare anche per me, e non sempre io allo stesso livello suo otterrei gli stessi risultati in termini artistici e/o musicali. E’ un concetto difficile, difficilissimo da accettare e mandare giù, me ne rendo conto anche sulla mia pelle.
Ma credo che sia l’unico modo per riuscire a navigare in questo mare mosso senza rimanerci sotto. L’underground?… quale underground? ☺
![Side A RELATIVE pres. THE HOUSE OF MIKKIT [flex035]](https://www.family-house.net/wp-content/uploads/2026/04/mikkit-info-1024x1021.jpg)
Relative: L’album è stato realizzato quasi tutto con strumenti “veri”, vale a dire Juno 106, Yamaha Dx7, Akai Mpc, Mopho, Ms1, Pocket Piano, Microkorg etc etc… non lo dico per fare il nerd o il content creator che fa i reels (che mi vengono pure molto male)… ma perché ho smesso già da anni di utilizzare i plug-in o le daw per produrre.
(Utilizzo solo Ableton in fase di arrangiamento e mix…)
Non sono un integralista del analogico vs digitale eh… semplicemente credo molto nel concetto di “limite”.
Utilizzare un campionatore, un sintetizzatore… ti mette dei limiti che il PC non ha, limiti tecnici e anche di suono, che inevitabilmente ti portano ad essere più creativo nel senso che “porti a casa” un giro di basso, una ritmica, un sample o altro che sono più “reali” e “tangibili” creativamente parlando. Più che scrollare un ora un sample di kick scegliendo da una libreria di 2000 suoni perdendo tempo, per poi tornare indietro..
Inoltre il sintetizzatore ha bisogno sempre del “tocco” umano, o meglio… se lo aspetta, è li apposta…
Ho imparato ed affinato molto questa cosa da quando ho iniziato a suonare con il mio collettivo live Club Soda, dove la “live attitude” la faceva da padrona ogni prova in studio.
… addirittura ho eliminato perfino quasi del tutto il MIDI, suonando le melodie e i pattern in tempo reale e spingendo solo REC su Ableton. Entrando nel flusso e vivendo il momento e anche l’errore umano.
Dax: L’album è stato composto e mixato a Lugo, presso lo Studio Noce, in un arco temporale che va da dicembre 2024 a settembre 2025. Come ha influenzato questo ambiente specifico la genesi delle otto tracce? C’è stata un’evoluzione sonora particolare durante questi dieci mesi di lavoro?
Relative: Lo studio noce è il mio studio di registrazione, a Lugo, si chiama noce appunto perché è ombreggiato da un grande noce in mezzo al giardino.
E’ il primo disco che registro e produco e mixo interamente in questo studio, anche perché tra traslochi e alluvione sono stati anni un po’ complessi. Quindi, diciamo che sì, l’ambiente e l’energia che c’è ha influenzato abbastanza il suono del disco.
In quei 10 mesi ho spalmato la produzione del disco nel modo più preciso possibile, partendo dalla scelta dei brani, dal mix e dal mastering fino ad arrivare alla grafica alla promozione e distribuzione. Come dicevo prima mi piace molto sguazzare dentro il processo di creazione del disco, come label-runner mi sento a mio agio in questo… anche perché Flexi Cuts è completamente DIY non ho intermediari, p&d o altro… curo tutto il processo dalla demo selezionata, passando per la produzione a volte anche il mix, il mastering, grafica, programmazione, cut, distribuzione etc etc…
Per The House Of Mikkit è stato tutto un po’ più semplice perché è un album che avevo già fatto lievitare abbastanza… e pronto per essere messo nel forno.

Dax: Il disco mescola elementi onirici a pattern futuristici. Tracce come Mind Explorer o Harmonized Sun suggeriscono un viaggio introspettivo. Ti consideri più un esploratore del suono o un architetto di ritmi per il dancefloor?
Relative: Mi considero entrambi, senza peccare di modestia. Mi rendo conto che più passa il tempo, più lascio spazio alle emozioni quando suono, che sia in studio quando apro e chiudo il filtro di un arpeggio del Juno 106 o quando sono dietro la consolle e metto quel disco che mi fa venire sempre la pelle d’oca.
Sono un tipo timido, introspettivo, questo album mi rispecchia molto e credo sia questa la chiave di volta perché la tua musica “arrivi” veramente a chi ascolta e non sia un semplice prodotto da vendere o da postare.
Mind Explorer e Harmonized Sun hanno girato in studio per mesi e mesi prima di essere arrangiate e finite… entravo in studio accendevo le macchine e lasciavo scorrere la traccia e il loop per 20 minuti e ogni tanto mi alzavo e parlavo al vocoder… ero li ma alla fine viaggiavo con la mente, grazie alla musica.
Dax: Scorrendo la tracklist, saltano all’occhio titoli come The Walnut Temple o Yamanote Lucky Line. Che ruolo giocano il viaggio e i luoghi (reali o immaginari) nella tua scrittura musicale?
Relative: The Walnut Temple è nata per caso, un giorno che i bambini giocavano in cortile la scorsa estate, mia moglie Luna è venuta in studio e ha cantato quel “come with me” insieme a me in coro … poi mesi dopo ci ho messo su un giro molto dreamy / uk electro ed è venuta fuori una delle tracce che preferisco del disco.
Yamanote è la linea verde della metro di Tokyo, dove sono stato lo scorso ottobre… ho bellissimi ricordi musicali e non di questo viaggio in giappone … perciò ho deciso di intitolarci un pezzo.

Dax: Per questo progetto hai collaborato con Francesco Brini per il mastering e con Yari Calanna e Pietro Galeati per il design. Quanto è importante per te l’aspetto visivo e la cura tecnica finale nel definire l’identità di un album di Relative?
Relative: Molto, o meglio è molto importante il rapporto che si crea attraverso la produzione del disco.
Con Francesco Spectrum Mastering siamo amici e collaboratori dalle primissime uscite di Flexi Cuts, a parte qualche eccezione è sempre lui che si occupa della finalizzazione audio mastering delle uscite.
Per la questione grafica invece mi piace molto sperimentare e allargare gli orizzonti quando è possibile, intercettando in particolare giovani artisti e collettivi locali come per esempio in questo caso Pietro Galeati e Yari Calanna, (ma cito anche volentieri Galluzzi che hanno curato alcune grafiche molto belle dell’etichetta) piuttosto che altri grafici / illustratori con cui sono entrato in contatto attraverso per esempio gli artisti stessi.
Dax: Nella presentazione c’è un invito diretto a chi si sente “giù di morale” o a chi sente di rincorrere sempre l’onda sbagliata. Cosa speri che porti via con sé l’ascoltatore dopo aver terminato l’ascolto del tuo album ???
Relative: “L’onda sbagliata” sono le aspettative e i pregiudizi su te stesso e sugli altri, quello che pensi di rappresentare per le persone ma che poi alla fine non conta… conta cosa pensi te, come ti muovi nella scena, come stai quando fai musica e come interagisci con le persone che incontri face to face non solo su wapp… questo vortice ti sbatte davanti, e anche parecchio, i tuoi limiti (che tutti abbiamo) e può farti sentire “giù di morale”.
Sinceramente non ho la presunzione di lasciare qualcosa in particolare all’ascoltatore del disco… credo che le opere artistiche (di qualsiasi tipo) poi una volta che hanno preso “vita” debbano andare in giro da sole in un qualche modo, si… l’artista la può accompagnare e promuoverla passo passo ma poi lei in qualche modo fa il suo percorso e si muove nel tempo e nello spazio.
Quello che mi spinge e che mi sento di dire è di non fermarci mai al primo impatto, di andare magari un po’ di più nel profondo delle cose, ascoltiamo una canzone due, tre volte prima di accorgerci che non ci piace o che ci fa piangere o che ci fa ricordare momenti che pensavamo di aver dimenticato … alla fine la musica è una roba seria .. no?!… non è solo una base da mettere sotto le storie di instagram.
![Logo RELATIVE pres. THE HOUSE OF MIKKIT [flex035]](https://www.family-house.net/wp-content/uploads/2026/04/mikkit-cover-1024x1024.jpg)
Relative: “The House Of Mikkit” non è altro che il mio sguardo alla musica House (o musica da ballo come la chiamo io) di cui sono innamorato e che mi fa stare bene quando ci sto dentro. Uno sguardo, un punto di vista senza pretese, una non-certezza in 4/4 che ti fa muovere qualche corda dentro , oppure che semplicemente per te suona in un certo modo, per altri suona diverso e, spero, originale se non oggi, magari domani.
Lo spazio Flexi Cuts si dilata e si restringe a seconda di tante dinamiche. Ricevo molte demo, ma cerco sempre di avere una propensione molto sincera, pulita con chi si mette in contatto con me … essendo un etichetta indipendente programmiamo circa di 6 mesi in 6 mesi a seconda del mercato, dei costi e delle occasioni che si presentano.
Entro la fine dell’anno probabilmente ci sarà qualche altra uscita a sorpresa, ma per ora mi fermo qui e ti ringrazio!

