INTRODUZIONE:
Era da anni che desideravo intervistare Nicola Penna, in arte Nasty Boy.
Da appassionato che custodisce gelosamente molti dei suoi dischi e ne segue i passi da sempre, ho assistito nel tempo a una straordinaria evoluzione nel suo suono, coronata da release per alcune delle etichette d’avanguardia più prestigiose del panorama internazionale.
L’occasione perfetta per incontrarlo è il suo nuovo lavoro, uscito in un’affascinante edizione limitata su cassetta. Un’opera elegante che meriterebbe senza dubbio la solennità del vinile, ma che proprio nel formato tape ritrova un calore e un magnetismo intimo indiscutibile.
Nicola ci risponde direttamente dal suo studio, svelandoci i retroscena di quasi dieci anni di registrazioni analogiche e collaborazioni memorabili. Buona lettura!
INTERVISTA:
L’Evoluzione Sonora e il passaggio a Detroit
DAX: Nicola, parlaci di Te! Inverted Audio descrive il tuo percorso decennale come un “massiccio cambiamento”: sei partito dal minimalismo dubby e tecnico di tracce come Drain Monster (2009) per approdare a sonorità deep house influenzate da maestri di Detroit come Theo Parrish e Rick Wilhite. Come descriveresti questa maturazione personale e cosa ti ha spinto verso un suono più profondo e “mentale”?
NASTYBOY: Ciao Dario, come tu stesso hai detto, il cambiamento è stato notevole ma anche naturale. Il mio percorso musicale ha avuto inizio nel lontano 1996, in quel periodo il sound che prediligevo era molto orientato alla House con sfumature deep, posso dire con certezza che il cambiamento sul piano delle produzioni è stato influenzato da questo.
Ho registrato dischi come Drain Monster perché ho sempre visto il lavoro in studio come il momento ideale per sperimentare sonorità lontane dal mio “orecchio” – poi negli anni, il passaggio a quel sound che sento più vicino a me è stato naturale, ma continuo con costanza a sperimentare nuovi percorsi e idee.
DAX: Nel 2017 la tua traccia All Night Long è stata inclusa nella prestigiosa serie From Chicago To Detroit V5 di Descendants Of The Deep. Cosa ha significato per te condividere una tracklist con artisti del calibro di Vincent Floyd, Norm Talley e Jordan Fields?
NASTYBOY: In quegli anni avevo diversi dischi in programma con Jordan Fields, la traccia All Night Long è stata inserita quasi per caso in quel V.A. Jordan aveva diverse mie demos e poco prima della stampa del disco mi ha proposto di inserirne una.
Non avevo idea di quali fossero gli artisti coinvolti nel progetto From Chicago To Detroit – ovviamente è stato motivo di gran soddisfazione e sorpresa.
Il Progetto Nu Groove Tribute
DAX: Sotto l’alias Nico Groove, hai pubblicato il mini-album Nu Groove Records Tribute V1 nel 2015. Essendo un tributo a un’etichetta storica, come sei riuscito a bilanciare la citazione di quel “vibe” specifico con la tua identità di produttore, evitando che fosse solo un’operazione nostalgica?
NASTYBOY: Come ti ho anticipato poco fa, con Jordan collaboravo su diversi fronti e l’idea del mini-album è stata sua. inizialmente non ero molto sicuro di accettare la proposta, proprio perché lo spessore dell’etichetta in gioco era notevole.
Alla fine abbiamo scelto insieme quali tracce inserire nel disco e ha avuto un buon riscontro anche a distanza di tempo. quindi posso dire che Jordan non si era sbagliato!
DAX: L’artwork di quel disco è stato curato da Jordan Fields. Considerando che Fields appare spesso nel tuo percorso, che tipo di sintonia artistica si è creata con lui nel corso degli anni?
NASTYBOY: Lo spessore artistico di Jordan Fields lo conosciamo tutti, in quegli anni aveva molti progetti attivi e tra di noi la corrispondenza era giornaliera – molte di quelle idee si sono trasformate in releases, tra le quali anche il V.A. Chicago Basement Traxx e un remix che ho curato per una sua uscita..
Negli ultimi anni, per vari motivi, abbiamo rallentato entrambi, ma rimane comunque una persona disponibile e un grande artista.
La Connessione Finlandese (Puu/Sähkö)
DAX: Hai all’attivo diverse uscite su Puu, sublabel della leggendaria Sähkö di Jimi Tenor, con titoli come Closer To The Edge e NBI EP. Come sei entrato in contatto con questa realtà finlandese così d’avanguardia e in che modo la loro estetica “fuori dagli schemi” ha influenzato il tuo modo di produrre?
NASTYBOY: La collaborazione con Sähkö è iniziata nel 2016 , quando sono stato contattato da Tommi Gronlund, fondatore dell’etichetta. Tommi era stato a Berlino in quel periodo e dopo aver acquistato un mio disco, ha deciso di contattarmi per propormi una collaborazione con la label.
Da quel momento ho avuto modo di fare diverse uscite nel corso degli anni. Sähkö mi ha dato una ulteriore spinta nella ricerca musicale che a volte si è anche tradotta in musica come la traccia “ni ko – sink feeling” rilasciata in un V.A.
Quella traccia è stata prodotta utilizzando un unico synth, un casio CZ3000.

DAX: I tuoi lavori su Puu sono spesso associati a formati molto fisici, come i test pressing stampati a mano o i vinili da 180g. Quanto conta per te la cura del supporto fisico in un mercato dominato dal digitale?
NASTYBOY: Negli anni ho rilasciato molti EP sia in digitale che in vinile non ponendomi il problema del supporto, ma è innegabile che il supporto fisico ha un altro valore.
Sähkö, come altre labels con cui ho collaborato, cura molto sia la grafica che la stampa del vinile.
Ritengo che un prodotto con una elevata qualità estetica ha un maggiore impatto anche in termini di mercato.

Il Nuovo Capitolo: Tiella Sound
DAX: Il tuo ultimo EP, Don’t Leave, viene descritto come uno dei lavori più maturi della tua carriera. Perché hai scelto proprio Tiella Sound di Luca Bigote per questa release e come si inserisce questo disco nella visione “Good Music, Bad Marketing” dell’etichetta?
NASTYBOY: Ho avuto modo di conoscere Luca diversi anni fa a Berlino e negli anni siamo rimasti in contatto.
La scorsa estate ci siamo incontrati a Gaeta in occasione del Jazz festival e abbiamo parlato dell’idea di fare un EP che seguisse l’impronta della sua label, curandone la grafica con una cover disegnata a mano e realizzando una serie limitata di nastri, oltre al supporto digitale.
Quello che ci ha unito, oltre alle affinità musicali, è stata una visione comune anche sul motto della label: “Good Music, Bad Marketing”.
Siamo talmente focalizzati sulla musica e sulla sua qualità, che spesso il marketing, finisce inevitabilmente in secondo piano.
Entrambi non siamo sempre bravissimi a fare promozione di noi stessi, anche se in realtà nel tempo abbiamo fatto diverse cose che hanno funzionato molto bene.
Insomma, il “Bad Marketing” è più una filosofia (auto)ironica che altro.
DAX: In Don’t Leave, brani come Slide Down richiamano l’ipnosi urbana di A Guy Called Gerald, mentre la title track evoca l’epoca d’oro della deep house. Come riesci a far dialogare influenze così diverse — da Chicago a Manchester — mantenendo un linguaggio che le fonti definiscono “unico ed elegante”?
NASTYBOY: Non credo di avere una formula ben definita.
Trascorro tanto del mio tempo in studio, tutto ciò che produco è fatto in maniera spontanea! sicuramente il mio orecchio è abituato a un certo sound che involontariamente influisce sulle mie produzioni.
Tecnica e Studio
DAX: Le tracce di Don’t Leave sono state registrate al Dus Studio di Vibo Valentia nell’arco di quasi dieci anni (2015-2024). Ci racconti come l’uso di hardware analogico specifico, come il Roland Super JX-10 o l’Akai MPC 2000 XL, ti permette di far “respirare” i groove in modo diverso rispetto a una produzione interamente digitale?
NASTYBOY: Di solito in fase di registrazione effettuo diversi passaggi prima di arrivare al sound che desidero, senza trascurare le fasi di registrazione e di missaggio che sono fondamentali, anche se registri un suono da un plugin.
Ci sono diverse vie per far respirare un Groove, dipende sempre dal risultato che vuoi ottenere.

DAX: Con una discografia che spazia tra numerosi alias come Nico Disco, Space Age e Future Jazz Ensemble, c’è un filo conduttore che unisce tutti questi progetti o ognuno rappresenta una stanza separata della tua creatività?
NASTYBOY: Per Nico Disco e Space Age ho voluto cambiare nome perché sono stati progetti estemporanei.
Invece, Future Jazz Ensemble è un progetto che al momento sta trovando poco spazio nonostante le mie intenzioni.
Ho un’idea ben precisa sulla direzione che vorrei fargli prendere e per realizzarla c’è bisogno di maggiore investimento di tempo, soprattutto a livello organizzativo dal momento che coinvolge diversi artisti.
Link:

